SUSANNA PANFILI

BIOGRAFIA
Le mie radici sono venete, oscillano fra Padova e Venezia con qualche puntata ad
Asiago durante i primi anni del mio passato matrimonio.

Perchè mi venga spontaneo
come incipit non mi è del tutto chiaro, ma so che c’entra con la mia pittura.
Ho tardato non poco a trovare il coraggio per esprimermi nella pittura.

Prima ho
sgobbato in concessionaria d’auto, fatto l’indossatrice, gestito le relazioni pubbliche di
questo o quello ... e venduto quadri altrui sino a provare, timidamente, a farne qualcuno
di mio.

A 30 anni ho provato per poi smettere, incerta su stile e strumenti, oltre che
timorosa del giudizio altrui.

Finalmente, a 44 anni, son riuscita a liberarmi sia del marito che del timore dell’opinione altrui e mi son messa, nella cucina della taverna di casa, ad usare gesso e colori come fossero ingredienti per una crostata di ricotta (l’unica cosa che amo cucinare)
Ho iniziato così un percorso di ricerca del tutto privato, provando varie tecniche su tela e
su pannello. La preferita divenne quella di mescolare gesso e acrilico, spalmandone
strati molteplici sulla tela per poi scavarli sino a ricavarne rilievi, forme e volumi.
Raschiando la pasta multicolore genero rilievi, grumi materici, ulteriori movimenti e
complicazioni delle superfici, incespi del percorso visivo e rallentamenti, pause e
riprese.
Dare colore, forma e dimensione materiale al gesso - omogeneo e malleabile - mi ha
sempre eccitato. Era analogo al mescolare, in una magica cucina, un impasto colorato
e magico di cui ci si potesse alimentare; solo che, questa volta, la crostata rimaneva
anche dopo averla consumata con gli occhi.
Rispondendo a questo stimolo a metà fra il culinario ed il libidico ha iniziato a snodarsi
questo mio mondo espressivo fatto di colorate forme materiche di cui, per lungo tempo,
ho goduto in solitario. L’ho fatto soprattutto per me stessa, per il piacere che mi dava e
dà il processo di creazione del quadro.

Meglio della crostata di ricotta.
Da sempre penso che l’arte sia darsi generosamente: non un esercizio di sterile
narcisismo, ma percorrere sentieri nuovi, addentrarsi in terre vergini, concedersi al
piacere d’essere presa dall’ignoto. Capire e scegliere di volta in volta una lingua, un
mezzo, un verbo, un colore, più colori, una forma che ci permetta di comunicare con
altri.

MATERIAL ART - ITALOAMERICANA

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