QUEEN ART STUDIO
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DONATELLA CELORIA

L'ARTISTA

 

Donatella Celoria nasce a Santhià, nel 1970. Terminati gli studi nel 1992 presso, l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, si dedica alla pittura partecipando a molti concorsi nazionali, internazionali e collettive a Santhià, Trivero, Roma, Torino, Parma, Bologna, Salsomaggiore, Piombino, ottenendo anche il premio Arte Mondadori; inoltre partecipa con mostre personali a Torino e Roma. Da sempre è affezionata alla figura umana e alle sue rappresentazioni, pur spaziando tra innumerevoli esperienze. In particolare ama i volti, gli sguardi, ora presenti ora assenti, negati o celati, ricreando uno spazio senza tempo in cui le figure rappresentano una profonda solitudine facendo sì che chi guarda venga assorbito e proiettato nell'intimo del suo infinito. Ama studiare e sperimentare tecniche artistiche come l'encausto a freddo, da lei utilizzato per molti anni, la pittura a caseina e la tempera al l'uovo ed è attenta all'evoluzione della storia del colore. Attualmente sperimenta la pittura ad olio abbandonata per un lungo periodo. È eclettica in ogni forma artistica: pittoricamente affronta momenti in cui sente profondamente la pittura informale e materica e ama scrivere ai fini di esplicare maggiormente il suo stato d'animo. 

 

Da sempre affezionata alla figura umana e alle sue rappresentazioni pur spaziando tra innumerevoli esperienze. Ha sempre amato in particolare i volti, gli sguardi, ora presenti ora assenti, negati o celati ricreando uno spazio senza tempo in cui le figure presentano una profonda solitudine facendo sì che chi guarda venga assorbito e proiettato nel l'intimo del suo infinito. Ama studiare e sperimentare tecniche artistiche come l'encausto a freddo da lei utilizzato per molti anni, la pittura a caseina e la tempera al l'uovo ed è attenta all'evoluzione della storia del colore. Attualmente   sperimenta la pittura ad olio abbandonata per un lungo periodo. È eclettica in ogni forma artistica: pittoricamente ha affrontato anche momenti in cui sentiva profondamente la pittura informale e materica ed ama scrivere ai fini di esplicare maggiormente il suo stato d'animo. 

  • DONNE COL CAPPELLO

    Penso che la figura umana sia sempre stato attraverso gli anni uno dei miei temi preferiti. 

    Non so perché con essa mi pare di poter trasmettere l'infinito. 

    Da molti anni dipingo figure femminili ora di profilo, ora di tre quarti e poche volte frontali, ora di schiena e in ognuna di queste c'è sempre un copricapo che vuole essere più o meno evidente ma che , comunque le caratterizza e là dove esso non viene rappresentato è sostituito dai lunghi capelli che avvolgono come un manto la figura. 

    Scelgo di rappresentare i volti poiché mi viene la necessità di colmare il vuoto tra presente che diventerà passato e futuro perché solo in questo modo si riesce ad interrompere una distanza temporale.Là dove si scorge lo sguardo, questo deve servire come punto di partenza poiché è fissato sul mondo, incontrando quello di chi osserva e lo proietta nell'eternita. 

    Ma dipingere un volto può essere un incanto o uno strazio poiché in qualche modo è il far morire in un'immagine il ritrattato, prima della sua ora. 

    Prima di dipingere a olio ho dipinto per molti anni con tempera a cera, una rivisitazione dell'encausto che caratterizzava i ritratti del Fayum (circa del I secolo a. C.) che mi hanno sempre affascinato molto. 

    Anche questo approccio di tecnica, aveva un senso nella mia pittura: se nell'antico Egitto parlare di 'raffigurazione fisionomica' del defunto attraverso questo particolare tipo di ritratto era un modo per manifestare l'atavica dottrina del culto dei morti nel viaggio per l'aldilà, nel mio caso era la volontà a richiamare 'quel' tipo di pittura con questo determinato fine poiché la figura apparente, si trasformerà in sigillo per l'eternità. 

    Nei miei quadri di ieri ma anche in quelli di oggi, c'è la volontà di rendere vivo il 

    personaggio raffigurato e di permettere che esso si rinnovi in una nuova vita, tutta 

    Lo sguardo dei miei volti ora appare ed ora viene negato e le figure oltre a non avere tempo non hanno neppure luogo: lo spazio è quello dell'essere e viene evidenziato dal l'assenza di uno sfondo che potrebbe essere di una scena quotidiana costruita sui gesti,consuetudini ed oggetti per preferire invece una dimensione quasi sacra data dall'estrema sobrietà in cui regna un grande silenzio.

    Un silenzio che fissa l'immagine, che chiede pudore e determina solitudine...un silenzio che chiede come unico contatto lo sguardo dell'osservatore che essendo coinvolto può guardare il 'non guardabile', il massimo del profondo, la pura essenza, l'anima. 

    Il volto, staccato da ogni cosa, ha una propria vita autonoma, non ha mai una maschera, è sempre il riflesso di ciò che è realmente accaduto. È questo il miracolo della pittura: è riuscire a far vivere il volto nella sua atemporalità, nell'infinitudine priva di punti di riferimento e tuttavia avere addosso il profumo di terre temporali. Il volto diventa così entità  indipendente, va al di là dell'uomo, va al di là del tempo. È un personaggio vivo rapito e fatto e fatto morire in un'immagine. 

    Là dove si scorge lo sguardo però, esso è segno di principio della vita poiché stando anche alle meditazioni di Gothe l'occhio è  "la prima creatura della luce" quindi: il "Verbo è luce, la luce genera l'occhio, l'occhio l'uomo. L'uomo infatti è ciò che vede, specie ciò a chi guarda; l'anima diventa ciò che conosce. L'occhio è dunque la forma formante dell'uomo, incarnata". Altri ancora dicono: "l'occhio nasce dalla luce e per la luce: la luce lo chiama in vita affinché la luce interna vada incontro alla luce esterna. Nell'occhio la luce è in potenza, i colori la attuano".

    È poi interessante immaginare ciò che lo sguardo può guardare, quindi il legame tra il quadro e chi osserva viene sempre più rafforzato pensando anche che ciò che autorizza il ritratto: il mio sguardo!

    Si genera un vero e proprio punto di incontro, un'armonia, un'assenza di distanze tra me e chi guarda che a sua volta scava dentro di me, aderisce al mio profondo, ripercorre con me la sensibilità di un'immagine, la sua sacralità.

    Perciò attraverso lo sguardo avviene l'emergenza della verità ...il compito diventa quindi solo quello di presentare la figura che ne faccia da tramite e che accorci nuovamente le distanze: quella della visione e quella del tempo dell' 'essere'.

    È a questo punto in cui allora sarò io a cercare il vostro sguardo e a sentirmi coccolata dalle vostre emozioni che accendono ancora una volta un dialogo, un colloquio.

    Nei miei ritratti però pare evidente come non sia così fondamentale la ricerca da parte di chi osserva di riconoscere il ritrattato tanto da mostrarsi appena sotto il cappello: questo evidenzia come la verosomiglianza può passare in secondo piano per essere superata invece dall'emozione.

    Ancora una volta quindi l'assenza di sfondo vuole accrescere l'idea di luogo/non luogo per accentuare l'approfondimento psicologico e per rendere ancora più importante il volto, la sua centralità, il luogo del miracolo in cui tutto diventa possibile.

    Mi chiederete anche perché sempre un volto e mai la figura intera, vi rispondo: perché è in esso che c'è lo sguardo ed è esso che racconta. Nulla meglio del volto descrive uno stato d'animo, è un frammento di vita, la carta geografica disegnata da e del passato e la mappa per il futuro. È lo spazio in cui tutto si contrae e si ridimensiona, è la morte del corpo nel corpo. Il volto è fonte durevole di esperienze visive e iconiche importanti. Nelle fisionomie incontriamo quell'energia che ci risponde, ci dà conferma, ci interroga.

    È in queste mie figure in profonda solitudine in cui vorrei che chi guarda venisse assorbito e proiettato: nel mio infinito. 

    È un altro modo per cercare l'attenzione, con qualcosa di più eclatante, scenografico, appariscente di un...semplice sguardo.

Donatella Celoria

 

RECENSIONE CRITICA

 

 

 

Donatella Celoria dipinge le donne, e gli abiti delle sue donne  e i loro cappelli con la stessa grazia con cui dipinge la loro pelle senza macchia

 

Oltre alla bellezza naturale nella signora dipinta che appare come seduta per il ritratto, l'uso del colore cattura gli occhi degli spettatori. Le terre  e i  gialli utilizzati come colori dominanti, con uno sfondo sommesso e liscio, raccontano come la pittrice ha governato la sua abilità nella creazione di un chiaroscuro ,realizzando così ,il senso del volume della figura.

 

Ed è stato come vedere, guardando i ritratti, la sua  umanità fragile  sopraffatta da un rinnovato riflesso di una nuova se. Le sue donne belle, giovani, e vibranti, sembrano venire da un tempo lontano , quasi tutte dipinte come figure classiche

I Ritratti in genere sono efficaci e convincenti quando ci dicono qualcosa sulla persona o anche quando rivelano qualcosa circa la sua essenza che può essere abilmente implicita attraverso una certa espressione o posa, attraverso un oggetto inserito, o l'utilizzo da parte dell'artista di un certo colore.  In questo caso  la persona nel ritratto diventa icona, come proveniente da un determinato periodo di tempo incantando così gli spettatori,  attirandoli nella pittura, e impegnando la loro attenzione.

Tale ritrattistica induce chi guarda a interrogarsi sulla persona raffigurata. In questo modo il quadro-ritratto funziona come una biografia - che racconta la storia della vita di quella donna. Donatella cura gli indizi visivi per raccontare la storia della persona Sono ritratti che possono rivelare il posto della  donna nella società,  o aspetti della loro personalità o le loro convinzioni, cercando di creare lo stato d'animo o l'atmosfera del dipinto. Per  l’Artista la bellezza è ciò che vede, e quello che  immagina ....

Tutti i suoi ritratti sono in qualche modo simili in termini di stile, e mostrano una certa influenza dell'impressionismo

Guardando attentamente in lontananza il ritratto vediamo il volto e vestito colpito dalla luce, e nulla in background per distrarci, sfidando  così le convenzioni della sua posa, che è quasi disinteressata e impaziente, nonostante il fatto che è vestita in abiti  assai compiti. Non vediamo la figura intera nella sua pittura, che non è rivolta verso di noi, ma  è  invece come un dipinto di una donna che ha qualcosa in mente e che ha qualcosa meglio da fare che farsi contemplare.

 Un sopracciglio leggermente rialzato, lo sguardo quasi noncurante e labbra impostate  mostrano  una sorta di noia sottile, che è in realtà un po comprensibile  se la immaginiamo per quanto tempo deve esser stata seduta per farsi dipingere.

E possiamo immaginarla anche come  un’ elegante donna che vuole riflettere  sui suoi possedimenti coloniali, la sua ascendenza, e i suoi valori vecchio stile.  Dal suo modo al suo viso al  punto immaginario su cui poggia il braccio, tutto nel dipinto comunica un senso di agio e di gentilezza, una donna che è tutt'uno con la sua tradizione e valori. 

Stilisticamente, i dipinti riflettono la preferenza generale di Donatella Celoria per presentare i suoi soggetti nei colori che riflettono la luce, insieme contro uno sfondo scuro che amplifica la forza del soggetto. Se la signora è un "vera" donna, poi la donna nella pittura dell’Artista sembra essere più di una madre repubblicana. 

Nelle sue tele si mescolano le sensazioni, e gli stati interiori, in un groviglio di ricordi non solo attraverso il colore ora definito ora delicato, ma attraverso le sfumature, che consentono un largo campo emozionale anche mediante la lettura degli scritti  poetici che accompagnano le sue Opere che Donatella  usa per leggere l’anima di quegli occhi che qualche volta sono anche celati.

Maria Grazia Todaro Dic 2015

 

 

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