QUEEN ART STUDIO
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Alessandro Cignetti

ALESSANDRO CIGNETTI

 

 Biografia

 

Questa storia inizia in un borgo medievale, uno di quei borghi mantenuti vivi e che arrivano a noi con la loro storia. Vi è una piccola piazza con al centro la fontana, il forno del borgo, dove la popolazione residente si approvvigiona dell'acqua e cuoce il pane, la produzione del grano proprio, frutto dì pesanti fatiche. E' la notte tra il 16-17 ottobre 1943 alle ore 00.30, era già arrivato il medico, le donne erano tutte intorno alla giovane puerpera, le grida del neonato resero tutti felici, era nato Alessandro Cignetti.

L'Italia attraversava un momento difficile della sua storia, subito dopo l'8 settembre con i tedeschi dapprima alleati e poi avversari, nemici, dando origine alle efferatezze ormai storiche.

Gli americani liberatori erano in attesa di liberare Roma, bombardando e facendo diventare pericoloso anche questo piccolo borgo, dove Alessandro, ignaro di quanto di tragico avveniva intorno a lui, cresceva e assorbiva i nutrimenti necessari per la propria esistenza.

Tel 1949, a sei anni, era già in prima elementare col grembiulino blu e il fiocco bianco nella scuola delle suore "Cappellone", ai villini di Santa Maria a Roma, un quartiere nella prima periferia romana vicino Porta Maggiore.

In quest'ambito religioso, il nostro, affronta gli insegnamenti e l'educazione scolastica, dove si distingue per la precocità e l'intelligenza vivida che lo contraddistinguerà per tutta la vita. Sin da allora si appassiona al disegno. In questo amorevolmente stimolato da suor Ermelinda che affettuosamente ne aveva preso in carico l'educazione. È in quinta elementare che presso l'istituto Francesco Baracca, sotto la guida dell'insegnante Zargani, viene ancora di più stimolato, conquista l'essenza del trasportare colori sui fogli, il bianco e nero, nelle varie tonalità, come elementi di un'emozione visiva. Segue la formazione, dati i tempi relativi al dopo guerra, con il padre operaio e la mamma casalinga, iscrivendosi alle scuole superiori dedicate all'avviamento al lavoro. Corsi che sostituivano la licenza media con l'intento di creare le forze lavoro artigiane necessarie in quel momento alla comunità.

La specializzazione a cui viene iscritto è meccanica. Questo gli permette di plasmare il metallo utilizzando calibro, lima di varie finiture, incastri. Apprende altresì l'uso e l'utilizzo del tornio e della saldatura. Rispolvererà quell'abilità manuale in futuro, quell'abilità nata per una specificità artigiana e poi utilizzata nelle attività successive.

Alla fine di questo primo percorso si iscrive alle scuole superiori nella specializzazione di odontotecnica. E’qui che unisce il disegno tecnico, utilizzandolo nella meccanica di massima razionalità e precisione, la modellazione della cera, dei gessi, dello studio dell'anatomia ed esplode la passione per il disegno. Si sviluppa l'idea di raffigurare modelli cui fare riferimento per la scultura del gesso, sia per le proporzioni anatomiche da riprodurre e proporre.

Apprende anche la tecnica della fusione a cera persa.

Alla fine di questo percorso inizia il lavoro ottenendo brillanti risultati e apprendendo tecniche che riguardano: le trasparenze, traslucenza e soprattutto il colore da riprodurre con strumenti inerti, resine e ceramiche, messe a confronto con elementi biologicamente vivi. Tutto ciò senza una preparazione specifica qual è quella del Liceo Artistico. Una tale potenzialità di abilità, che poi gli permetteranno di maneggiare con sapienza i colori nella sua pittura. Il resto fa parte di una vita costantemente in salita, per trovare il suo posto al sole per sé e per la sua famiglia e poi per mantenerlo.

Con il progredire del boom economico svilupperà questo suo interesse frequentando i salotti dell'arte, quali il "Caffè Greco" di via dei Condotti, che ospitava, negli anni Sessanta, gli incontri degli artisti più importanti del Novecento, De Chirico, Guttuso, ecc… dove sedeva spesso, nel tempo ristretto che il lavoro gli concedeva, ad un tavolo ascoltando i dialoghi dei partecipanti. L'ulteriore frequentazione negli anni 70/80 del "Caffè Rosati", insieme al "Caffè Greco”, caffè letterari della capitale, il quale ospitava gli artisti della scuola di Piazza del Popolo. E' negli anni '90 che esplode la sua passione per la pittura soprattutto astratta, dove l'uso del colore ne determinava lo sviscerare di emozioni profonde di una vita difficile. La sua grande passione per la fotografia, nutrita dai dieci anni in poi, gli consentono di tradurre i soggetti ripresi dietro un obiettivo in opere da lui stesso realizzate. In questo momento l'attività della pittura viene svolta passando dal figurativo all'astratto in funzione delle proprie esternazioni emozionali.

 

 

CV ARTISTICO

Alessandro Cignetti

 

2009

 

Pubblicazione Volume -Edizioni Bora Bologna  Kyknos/Alessandro Cignetti. “Astratto Concreto” di Luigi Tallarico

 

2011

 

Mostra Personale -“Emozioni…Stellari” di Alessandro Cignetti  Galleria Vittoria Via Margutta Roma

Partecipazione --Hangzhou “CINA WEST LAKE ART FAIR”

 

2013

 

Mostra personale -Palazzo Caccia Canali Museo Naturalistico del Monte Soratte Roma "I Millenari” di Alessandro Cignetti.

 

Partecipazione -Galleria Vittoria “Shopping Bag = Art 2013” VIII edizione Via Margutta Roma

 

2015

 

Pubblicazione Volume  -Gangemi Editore  “ALESSANDRO CIGNETTI” a cura di Mariano Apa

 

2016

 

Mostra Collettiva -Palazzo Ruspoli “La Fragola d’oro" a cura di Giorgio Di Genova - Organizzazione Artinarte - - Nemi

 

Mostra Collettiva  -Palazzo Orsini - Bomarzo “Le Donne, i Cavalier, l'Arme, gli Amori e l’Arte” a cura di Giorgio Di Genova - Organizzazione Associazione Culturale Premio Centro

 

Mostra Collettiva  -Castello Ducale di Corigliano Calabro (Cs) “Periscopio sull’arte in Italia” - 1° Rassegna d’Arte Contemporanea - a cura di Giorgio Di Genova Enzo Le Pera

 

2017

 

Mostra Collettiva  -Abbazia di San Nilo -Grottaferrata | Roma “Generazioni a Confronto”  II edizione - Curatori: Giorgio di Genova, Paolo Viterbini, Walter Necci

 

Mostra Collettiva  -Auditorium Duomo Firenze “Il Paesaggio Italiano, Non Solo Grand Tour” - a cura di Paolo Berti - organizzazione Associazione Culturale Premio Centro

 

Mostra Collettiva  - Palazzo Orsini - Bomarzo “Mostri e Mostruosità Di Oggi” - a cura di Giorgio Di Genova - Direzione artistica Paolo Berti

-Organizzazione Associazione Culturale Premio Centro

 

Mostra Collettiva  -Art in Lisbon 2017 – Atelier Natàlia Gromicho Art Gallery Rua da Misericòrdia Lisbona Portogallo.

Pubblicazione sul Volume -Percorsi d’Arte in Italia 2017 Giorgio Di Genova e Enzo Le Pera

Mostra Collettiva  -ArtExpo Summer Rome 2017 – Galleria Domus Romana

Mostra Collettiva  -Aliud Artist –Museo Naturalistico Cacciacanali di San’ Oreste

Mostra Collettiva  -Art Sensations 2 –Arte  Borgo Gallery

Mostra Collettiva  -Premio Internazionale Arte Milano –Vittorio Sgarbi

Mostra Collettiva  -Art on Tours ,Forme e colore –  Associazione culturale “I 2Colli”

Mostra Collettiva  -International Art Symposium – Il profumo dell’arte QueenArtStudio

Pubblicazione -Almanacco –Libreria Bocca

Mostra Collettiva  -Premio Internazionale Novecento –dedicato a Guttuso

Mostra Collettiva  -Arte a Palazzo – Villa Ariston Abbazia Croazia

Invito alla Collettiva -44° Premio Sulmona 2017 – Gaetano Pallozzi , rassegna internazionale d’arte contemporanea

Pubblicazione -L’èlite 2018 –Selezione Arte

Mostra Collettiva  - Premio Internazionale  Arte Berlino

Mostra Collettiva  -Eccellenze Museali –Esposizione D’Arte Contemporanea critico Vittorio Sgarbi

Mostra Collettiva  -IntimArte –Perugia Rocca Paolina critico Vittorio Sgarbi

Mostra Collettiva -Artshopping  Louvre Paris 2017 – QueenArtStudio

Mostra Collettiva -Nothing but Art –Palazzo Velli Roma

Mostra Collettiva -Arte a Palazzo in mostra con i Grandi Maestri   critico Vittorio Sgarbi

Mostra Collettiva -Art Festival –Palazzo Pontificio Roma

                                                                                             

Recensioni Critiche        

 

FRANCESCO GALLO

 

Alessandro Cignetti lavora sulla moltiplicazione di fatti emozionali che vengono reiterati su tematiche per lui assorbenti, coinvolgenti le quali costituiscono una forte sottolineatura degli elementi formali e cromatici che, con intensità, di volta in volta, riesce a tirare fuori, nella sua incessante ricerca del nuovo.

In questa occasione ci siamo soffermati su due situazioni (una figurale e ritrattistica, l'altra maculare e gestuale) che si prestano ad una certa ribaltabilità, con molteplici punti di porosa confluenza, diventando in qualche modo speculare, facendo intravedere nella macchia, la figuralità e viceversa nella figuralità, l'incedere della macchia.

E questo avviene in maniera quasi spontanea,con l'allontanarsi, l'immergersi nella lontananza,di tutti i modelli, storici ed attuali, che sono presenti nella sua memoria e nella sua attualità, in una sorta di reciproca compenetrazione, che ha il tratto più pregnante in una nebulosa di invisibilità, con cui l'artista lavora nelle trasformazioni molecolari che "scopre", da un quadro all'altro, toccando con leggerezza, ora qua ora là, senza allontanarsi mai da se stesso, dalla sua centralità di uomo di scienza, di tecnica, di umanesimo trasversale, ma richiedendo una certa lontananza nella percepibilità, per avere una misura dello spostamento che viene provocato, un passo dopo l'altro.

 La sua è una indagine artistica, pittorica, che rafforza un senso comune della creatività; che vive in mezzo a noi, anche se appare una finestra sull'altrove, come lo è stata, sempre, per tutti gli artisti della modernità, che hanno dovuto basare su se stessi, le trame della propria poetica, non potendo fruire di una leggenda comune di cui farsi interpreti.

Vivere la diversità, è la psicologia intima di tutte le poetiche trasognanti ed intimistiche, che sfilano da ogni naturalismo rappresentativo, trasformandola in una atmosfera diffusa, a partire dalla constatazione che tutti siamo o possiamo essere diversi e questa è la vera ricchezza che porta allo sbalordimento, alla sorpresa, alla piacevole novità.

 Con questa tematicità sconfinante, Alessandro Cignetti, opera come se avesse per campo, una corporalità dilatata, ripetuta, raccolta in emulsioni, in un tempo psicologicamente onirico, circolare, quasi a mettere alla prova l'immaginario stesso, dell'autore, la sua accumulazione visiva, la sua memoria umana, utilizzando la ridondanza, la ripercorrenza, della somiglianza, come forma di una apparizione, che è una prova di pittura, un modo d'andare nell'ordinario, in maniera estrinseca, con una intermittenza che è straordinaria, come una narrazione senza parole, in un vero altrove.

Il colore, diventa il suo colore, con una serie di tonalità che si somigliano, evocando una volontà di penetrazione, di volontà conoscitiva in cui l’unico elemento di opacità è dato, paradossalmente, dal bianco degli occhi, punteggiato dal nero delle pupille, come per dire che, o volto o macchia, quello che conta è l'impianto scenico, come intreccio di linee e colori, che si diffonde, allargando la visibilità a vista d'orizzonte. 

 

 

GIUSEPPINA MICHELI

 

La Storica dell'arte studiosa di Iconografica e Iconologia, Giuseppina Micheli, a cui si debbono numerosi studi sull’arte del territorio laziale,

come  ad esempio per i documentati interventi di papa Gregorio XIII Boncompagni, nella rivista di Tivoli "Cultura e Spettacolo" del 29 marzo 2013, scriveva:

”1 Millenari mostra di Alessandro Cignetti sulla figura dell'Ulivo. La figura dell'ulivo è stata un soggetto molto interessante ma anche difficile e complesso da rappresentare (...). Conosciuta fin dai tempi antichi, questa rappresenta l'emblema della pace in ogni cultura e religione affacciata sul bacino del Mediterraneo. L'ulivo è stato sempre rappresentato nell'arte con forti significati simbolici legati alle tradizioni classica o religiosa oppure riguardanti la sfera personale, quella dei sentimenti che suscita. Nelle opere di Alessandro Cignetti, l'albero di ulivo è il soggetto solitario in tutta la sua maestosità. L'artista ha cercato di rendere l'albero reale, l'immagine che più amiamo: il tronco è come un vortice che parte dal terreno per impadronirsi del cielo. Ricco di venature, nodosità, piccole cavità, è come se fossero i segni del suo trascorso, come la vita, il disegno è in bianco e nero, come una vecchia foto, un ricordo lontano, un momento di riflessione, ma non per questo triste, anzi un punto fermo dal quale, alcune volte, ripartire!"

 

La mostra si svolse a Sant' Oreste, vicino Roma, tra Civita Castellana e Magliano Sabina, dal 30 marzo al 30 aprile del 2013, presso il Museo Naturalistico del Monte Soratte in Palazzo Caccia Canali, per la organizzazione del Comune e della Galleria Vittoria di Roma e la locale Pro loco di Sant’Oreste: "Le opere di Cignetti sono centrate sugli Ulivi appunto i Millenari, che andando a ritroso nel tempo", scrive ancora Giuseppina Micheli, "danno luogo a più interpretazioni, partendo dall'Ulivo della Pace, agli Ulivi del Getsemani, ai Templari che le hanno portate per il mondo partendo proprio dal Getsemani. Le piante più autorevoli sono in Puglia dove appunto i Templari sono sbarcati al ritorno dalla Terra Santa”. Nel Depliant che accompagna la sua mostra, le opere di Alessandro Cignetti vengono poste in relazione con la "Canzone dell'Ulivo” di Giovanni Pascoli, estratta dalla famosa raccolta dei "Canti di Castelvecchio". Nella Canzone

dell'Ulivo, proprio come nelle opere di Cignetti, sembrano riproporsi le figure delle piante ritratte da Cignetti, con un similare significato uniformando poesia a figurazione artistica. Come in Pascoli, così anche in Cignetti si può ripetere quanto si dice nelle Seconda e Terza delle Strofe, sulla "energia vitale", il "crescere” per il tramite degli Elementi: " Qui radichi e cresca! Non vuole, /per crescere, ch'aria, che sole, / che tempo, I’ Ulivo! "; come così nella Quarta delle Strofe si canta la forza e il crescere in " ciò ch'è più duro, ciò crea /che scorre più molle", fino a condurci il poeta alla immagine del tempo, del trapasso generazionale così plasticamente mostrato dai nodi dei tronchi di Ulivo: "Noi mèsse pei figli, / noi, ombra pei figli de’ figli, / piantiamo I' Ulivo!”. L' Ulivo diventa nel suo nettare di olio la plastica realizzazione di una fiamma dell’eternità, dove memoria e amore vincono sul limitare della morte:" Voi, alberi sùbiti, date/ pur ombra a chi pianta ed innesta/ voi, frutto; e le brevi fiammate/ col rombo seguace! /Tu, placido e' pallido ulivo, / non dare a noi nulla; ma resta! / ma cresci, sicuro e tardivo/ nel tempo che tace!/  Ma nutri il lumino soletto /che, dopo, ci brilli sul letto/ dell'ultima pace!". 

 

 

TIZIANA TODI

Il profumo dei colori

 

In ogni opera l'armonia è creata dall'artista a partire dalla scelta del colore. L'elemento cromatico ha sempre e comunque molta importanza nella vita di tutti, anche se poi ognuno di noi fa associazioni diverse tra emozioni e colori perché attraverso il colore riusciamo ad esprimere un concetto, rivelare una paura, un desiderio o un bisogno, sempre in maniera molto personale.

Alessandro Cignetti è come se avesse inventato un suo alfabeto e attraverso questo risveglia il mondo interiore assopito e invita l'anima ad abbandonarsi davanti ai colori, così vivi che sentiamo le fragranze e gli odori.

Attraverso l'uso del colore ci accompagna nel suo mondo, nei suoi sentimenti più nascosti, che arricchiscono le immagini di significato simbolico. In ogni suo dipinto troviamo la forza vibrante e appassionata delle sue emozioni.

Pur non volendoci stupire attraverso i colori, ci invita all'ascolto dell'eco del nostro intimo, trasmette il suo messaggio legato all’ emotività, fa si che lo scambio energetico tra l'artista e il fruitore non sia casuale o superficiale, ma bensì frutto di una scelta dovuta agli stati d'animo vissuti, non solo quindi dono per gli occhi, ma condivisione di sensazioni profonde.

Con l'uso di colori mai aggressivi, anche quando sono accesi, mai piatti o volutamente artificiali e troppo squillanti, realizza una pittura riconciliante con la natura ed il mondo fuori di sé e sembra cercare una dimensione sinestetica dove vista, tatto e olfatto trovino un punto di fusione.

Alessandro Cignetti comunica con le immagini, con i colori che vengono decodificati nella nostra mente, e dunque il nostro primo impatto è uno stato emozionale, tanto che le immagini dei suoi frutti o fiori ci fanno sentire addirittura il profumo e te fragranze.

Il tutto si svolge in maniera naturale, secondo le nostre sensibilità, ed è un mistero come siamo noi a decidere profumi e odori di ogni tinta nelle sue più diverse sfumature. Certamente i colori sono così importanti per tutti noi, rendono il mondo più bello e vario, ma sappiamo che nulla esiste in natura che ha abbia il solo scopo del bello. Ogni elemento, ogni colore vibra in base al suo relazionarsi con gli altri e il suo vibrare viene potenziato o sminuito creando armonie o discromie che raccontano tanto di noi e del nostro vivere. Il colore è colore, ma l'evocazione di un profumo è una questione di benessere sensoriale.

La ricerca di Alessandro Cignetti è introspettiva, attraverso il significato simbolico delle scelte cromatiche, ci porta nello specchio del nostro subconscio.

E' interessante notare come nelle sue opere la linea sia fluida, calda e accogliente, senza tratti freddi e taglienti. Una linea che denota grande padronanza di sé, del proprio mondo interiore, in pace con se stesso e con gli altri.

D'altra parte il tratto morbido si accompagna spesso all'utilizzo di una superficie grezza, rivelando la scelta di rendere evidente la dimensione fisica, corporea, dell'opera che pur essendo bidimensionale, rivela la sua matericità, in maniera comunque naturale e pacata, mai esasperata.

Si comprende dalle opere che è un uomo innamorato della vita, curioso di sperimentare attraverso l'arte grafica e pittorica tutte le possibilità di interpretare la realtà, descrivendola con uno sguardo pieno di tenerezza, pur avendo nel tratto energia e decisione.

I suoi lavori rispecchiano la consapevolezza che la realtà anche riprodotta e semplificata non dovrebbe mai tradursi in qualcosa di finto e astratto, mantenendo la linfa vivificante della vita interpretata attraverso la propria sensibilità, l'interiorità più autentica. Quella che ogni artista dovrebbe riuscire ad esprimere nel suo lavoro, quando ci crede veramente.

 

LUIGI TALLARICO

 

 

L'opera di Cignetti non  nega le 'orme' già segnate, ma piuttosto fa sua la proposta di unificare i due elementi di tempo-spazio e di segno-colore, tal-ché mentre avverte che la materia non è una componente inorganica e nemme-no una cifra esoterica, conferma che il segno, in quanto espressione del bio-ritmo soggettivo e non dipendente dalle leggi dell’ermeneutica, si fa partecipe della realtà, nel senso heideggeriano dell'esserci, dello stare dentro, percettibilmente e non come traslazione dì un oggetto figurale.

E nemmeno come immersione psi-cofisica del gesto, affogato nel mare tempestoso dell'azione e dell'inconscio, alla Wols , questo in quanto il disegno, padre delle tre arti, secondo il Vasari e l'accettazione di Bontempelli, è l'elemento sensibile e genetico che motiva, in Cignetti  l'idea delle cose nella trasposizione e nel passaggio dalla pittura-stato d'animo alla dimensione plastico-dinamica della scultura in cui i contorni limitari dell'oggetto vengono trasformati dal ritmo del segno che si interpone nella materia e ne elimina i particolari.

 D'altra parte le figure del pensiero, in Cignetti non perdono la linea viva nei simboli astratti, ma colgono, attraverso una gestualità insieme cosciente e non casuale, i sentimenti dalle impressioni cromatiche, la gioia dai turbamenti segnici, ossia l'intelligibile dal sensibile, in quanto la vitalità delle cose è intesa da Cignetti come attività e/o come risonanza interiore, tra gli alti e i bassi della pressione inventiva.

Invero anche se la sua immagine appare a volte agitata per la frequenza degli smottamenti della materia, come se il microscopio spostasse continuamente la focalità visiva (come in "Reazione" e in "Sospensione"), non è infrequente la sedimentazione del segno nel cromatismo diffuso per cui le particelle vengono isolate fuori campo.

In effetti è la scelta dello spettro cromatico usato spazialmente in ogni pannello, dal giallo profondo al viola emotivo, dal blu repulsivo al verde riposante, che mette in evidenza con l'isolamento o l'alterazione del segno, le sensazioni non visibili e i  mutamenti psicofisici, come se il microscopio oltre ad ingrandire le cellule e i vasi sanguigni, rivelasse anche i moti più riposti dell'animo umano: il gesto non è mai violento e non  cancella le prerogative dei colori, per cui mette a nudo la solitudine nell'inerzia tonale del cromo (come in un "Tramonto a Ischia", in "Celeste e il rosa"), rivelando nell'andamento dei timbri sonori (come in "Arianna" e nella opera "Incontro femminile"), l'accentuazione lirica del segno portato fino al limitare dei pannelli.

Come si vede l'operazione segno-colore si sposta dal vedere al sentire (si vedano ad esempio "Fuochi d'artificio" e "Carnevale a Venezia") in quanto il colore che è luce od è timbro è portatore di emozioni ed anche di suoni (come in "Musica") sulla stregua dell'insegnamento dei maestri delle Avanguardie Artistiche che si sono posti in sinergia con i coautori versati nel campo della musica e della fotografia e della poesia: Kandinsky e Schoenberg, Moreau e Debussy.

 

 

MARIANO APA

 

PITTURA COMPLEMENTARE

Alessandro Cignetti educa nell'approccio al mondo ed alla società la sua intima sensibilità artistica fin dai primi anni dell'infanzia e dell'adolescenza: il disegno e la pratica della pittura, la pratica dei gessi e dell'intaglio, ne costituiscono un itinerario formativo che si accompagna alla sperimentazione tecnica di strumenti e materiali che, dalla pittura al disegno alla fotografia, in modo originale traduce dal suo impegno professionale. Ponendosi nell'arte in modo analitico e contemporaneamente sintetico, giungendo a maturare quel che si potrebbe definire un uso "biologico del materiale impiegato" nella concettualità del procedimento ideativo all'interno della viva realtà esistenziale, Alessandro Cignetti nella sua ricerca afferma una visione poetica e culturale che propriamente ha nella complementarietà il dato caratterizzante della propria opera.

Giustificazione della energia che vive cosmicamente la particolarità dell'ente: dalla foglia all'olivo, dalle nuvole al mare, dalla casa alla città, dal giorno del calendario all'accumulo dei secoli. Interezza dell'opera nell'opera medesimamente da Alessandro Cignetti costituita: dalla "Barca" al "Mare", dalla Luna al palloncino della bambina, dal chicco del Melograno divelto alla Galassia appena intravista e dal nome ancora sconosciuto. Medico e Artista, come S. Luca l'artista cammina sul sentiero dell'ascolto convertendo il patologico in guarigione, il perdersi in salvezza: traducendo la visione in icona, l'immagine in opera. Laica religione dell'ascolto, laica liturgia della pratica dell'arte, appartiene all'artista Alessandro Cignetti la competenza onde trasmutare il piombo in oro così da poter affermare la facoltà dell'artista di vedere, nel serrare le pupille, l'intimità del significato della altrimenti perduta fenomenologia degli accadimenti. Poeticamente vicino alle culture delle poetiche tradizionali dell'astrazione e della figurazione, ed evocando a sé il ricordo anche della stagione trascorsa della neoconcettualità, Alessandro Cignetti pratica la verità dell'immagine in quanto strada ritrovata dell'arte nella complementarietà dei linguaggi e nella visione narrativa delle decantate simbologie carpite, spiegate, elargite.

L'Ulivo è un corpo anatomicamente vivo in quanto albero e in quanto edificio, casa dell'essere simbolico che attraversa i secoli e attraversa le verità delle leggende. L'opera di Cignetti è una laica sacra rappresentazione del rimando corrispondente tra micro e macro cosmo, è un tentativo di far esprimere l'armonico disporsi degli elementi del creato. Una barca solca il mare nell'avventura dell'esistenza in quanto vita dell'arte, la pittura diventa referenza veritiera di una realistica spirituale geografia, dove coordinate subliminali ci conducono alla realtà cosmologica del primordio delle Galassie e delle Quasi Stelle. Custodendo le verità della Passione nell'Ulivo come della Resurrezione nel Melograno. In questo respiro cosmologico della simbolica, le realtà vissute nell'esistenza governano l'equilibrio del cerchio che dechirichianamente corre lungo la vita sul crinate del muro invisibile quanto concreto della morte: "La camicia di mio padre" diventa una icona perfetta della vita e della morte incontrate e scoperte lungo il corso della propria esistenza. La drammaticità dell'esistenza si scioglie al soffio del vento che alza il palloncino della bambina, che corre a identificarsi nell'alzarsi della bianca Luna, davvero Regina della Notte quanto il Sole governa il giorno, nella simbologia dell'oro che ha tradotto del piombo la sua pesantezza in sfavillante luce di leggerezza. Pensieri della donna che diventano capelli e cavalli in wagneriana corsa verso la energia della Bellezza, ripetendo la arcaica Perfezione dell'antica Grecia, della antica Roma. Dati esistenziali e elementi della memoria a intrecciarsi nella storia e nella storia dell'arte. Così dal Partenone ad Andy Warhol, da de Chirico a Morandi a De Pisis, Alessandro Cignetti restituisce una storia dell'arte in quanto vissuta esperienza della propria vita. Vasi di fiori e Manichini, estranianti Paesaggi metafisici di "non-luoghi" e di sogni costruiti in immagini carpite al flusso onirico, ci conducono ai segreti del cammino, elargendo tracce di un itinerario del Significato. Radicata nella storia e nella natura, la realtà dell'Albero diventa un pretesto per spiegare la simbolica del proprio dato esistenziale. L'immagine dell'Ulivo disegna un itinerario di simbologie e di referenze storico economiche e di interpretazioni antropologiche e sociali, di indicazioni religiose. L'Albero in quanto della Conoscenza e Albero della Vita, lo specifico della Passione, anche l'Ulivo si carica di fondamentali attributi della iconografia e della iconologia le quali nelle opere d'arte vengono ad esprimere la realtà antropologico naturalistica scaturita dall'Antico e dal Nuovo Testamento. Il tema dell'Albero e della Natura, dell'Ulivo, è da Alessandro Cignetti interpretato dentro la condizione della architettura, come pregevole significato del costruire nella spiritualità, secondo la tradizione domenicana che da S. Caterina giunge a S. Antonino e, dunque, si riversa e si evidenzia nell'opera del Beato Angelico. L'artista romano Cignetti custodisce questo pensiero visivo rielaborando la specificità spirituale che giustifica la innovativa compagine figurativa che l'artista ci propone sul biblico tema iconografico e iconologico dell'Albero dell'ulivo. Le immagini sono in Cignetti anche evocazioni bibliche e racconti di antichi Templari che dalla Puglia alla Umbria e Toscana, risalivano da Gerusalemme in Provenza. La simbologia templare conduce alla modernità, altresì, della compagine esistenziale, riverbero della tradizione del perfetto Van Gogh. In Cignetti la bellezza e la maestà del disegno dell'Ulivo esprimono la struttura e la rappresentazione dell'albero in quanto articolazione spaziale, realtà di uno spazio abitabile: come se il suo essere vegetale sia una metafora di un'altra spazialità, quella fenomenicamente abitabile di un edificio, E in particolare si caratterizza da parte dell'artista la referenza storico estetica con la memoria artistica. Vi è una idea architettonica che viene da Alessandro Cignetti rilevata dentro la figura dell'ulivo. 

 

 

                   

 

 

 

 

 

 

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